Caraibi, uno dei paradisi più ambiti dai turisti di tutto il mondo in cerca dei luoghi simbolo della bellezza naturale. Eppure, persino i Caraibi nascondono un terribile segreto: un vero e proprio mare di rifiuti che si aggira al largo della riserva marina delle Cayos Cochinos. Tale riserva è costituita da due isole principali e da una quindicina di atolli corallini situati a pochi chilometri dalla costa settentrionale dell’Honduras, a ridosso della splendida barriera corallina meso-americana. Da alcuni anni a questa parte, tuttavia, di questo stupendo arcipelago fanno tristemente parte anche diverse isole fatte interamente di rifiuti, in particolar modo residui di materie plastiche.

Un orrore che recentemente la fotografa subacquea Caroline Power ha immortalato con una serie di scatti che hanno scioccato il mondo. Intervistata dal Telegraph, poi, ha detto di aver vissuto un’esperienza devastante dopo aver visto un luogo tanto amato così profondamente danneggiato, quasi soffocato fino alla morte dalla mano dell’uomo.

Eppure, questa non è nemmeno la prima volta che ci viene riferito di enormi distese di plastica negli oceani. Oltre al tristemente noto Pacific Trash Vortex, è di questo Agosto, infatti, la scoperta da parte del capitano Charles Moore di una nuova isola di plastica che, secondo il suo team di ricerca, sembra essere grande come 8 volte la superficie dell’Italia (pari quasi all’estensione dell’intero Mar Mediterraneo!). La sua superficie, infatti, si aggira attorno ai 3 milioni di chilometri quadrati e si può trovare al largo delle coste cilene e peruviane. Tra le componenti che la costituiscono (bottiglie, contenitori di varie forme e dimensioni, boe, etc.), le più pericolose sono le cosiddette microplastiche (grandi quanto un chicco di riso o poco meno) che, lentamente, stanno inquinando e distruggendo irrimediabilmente l’ecosistema dell’oceano. Infatti, non solo tali frammenti risultano di difficilissimo recupero, ma sono anche in grado di entrare a far parte della catena alimentare ittica (e di conseguenza, in quella umana) con conseguenze a lungo termine deleterie per la biosfera.

 

Gli accumuli di queste enormi quantità di rifiuti sono dovuti all’effetto combinato delle correnti oceaniche e ventose (gyre) che, nel tempo, smuovono tutta la plastica rilasciata in mare dall’uomo nelle varie parti del mondo. In alcuni degli atolli che si trovano in mezzo alle aree interessate da questi vortici, la plastica è arrivata a ricoprire quasi il 99% dell’intera superficie. La soluzione a tale scempio sarebbe di evitare l’utilizzo sconsiderato di materie plastiche migliorando la gestione dei rifiuti, l’educazione ambientale e gli impianti di riciclaggio a scala globale. E non dimentichiamoci che i piccoli gesti nel quotidiano sono il primo passo verso anche il cambiamento più radicale perché, come diceva il mahatma Gandhi, “sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo!”. D’altronde, se non cambiamo il nostro comportamento ORA, rischiamo di avere nell’oceano più plastica che pesci…

E voi, cosa pensate che possiamo fare nel nostro piccolo per migliorare l’ambiente in cui viviamo? Condividete le vostre idee e fatecelo sapere sul nostro blog!


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